8 ott 2009
Il Sasso del Regio
Di Giancarlo Sani
La commissione Terre Alte ha svolto una proficua attività di ricerca e studio sulle incisioni rupestri presenti in Casentino.
In una località boscosa situata sul pendio sud occidentale del Monte Falterona, nel Comune di Stia (Arezzo) è stato identificato un manufatto su parete verticale di pietra arenaria consistente in elaborate incisioni.
La parete, orientata esattamente verso ovest, fa parte di un masso erratico spaccato in due da un grosso rovere, cresciuto in un anfratto per inseminazione spontanea verosimilmente da almeno cinquant’anni.
Si tratta di una complessa monumentale raffigurazione, di circa 130 cm di altezza, al centro della quale campeggia quello che può essere identificato in un “albero della vita” (con tanto di frutti) che si ramifica dai fianchi di una collinetta al cui culmine si erge una struttura a forma di fallo. Risalendo la figura, al centro dell’albero, si riscontra in continuità di detta struttura, un’altra dall’aspetto simile a quello di una vulva, e sopra di essa una nicchia a doppia profondità con base orizzontale e volta a tutto tondo. I rami “fruttiferi” dell’albero, cinque su ogni lato, terminano al di sopra della nicchia. Sul lato sinistro di chi osserva, si ravvisa la figura stilizzata di un orante sicuramente associato e contemporaneo all’albero della vita. Un classico simbolismo di adorazione. La raffigurazione fin qui descritta parrebbe appartenere ad un’unica epoca e, probabilmente, eseguita dalla stessa mano.
Al di sopra, staccate da questa composizione, è visibile al centro una rudimentale testa circolare, mostruosa, con occhi (due stupende coppelle a fondo conico) e naso leggermente incavato e con una bocca profondamente incisa, dall’espressione mesta. Sulla sua sommità si eleva una croce, probabilmente incisa in epoca posteriore che fa pensare a una successiva cristianizzazione di quello che potrebbe essere stato il luogo di un antico culto pagano. Sui due lati sono incise a destra una figura schematicamente antropomorfa e a sinistra una consimile dalla pancia prominente: probabile raffigurazione di una donna prima e dopo la fecondazione. La completa diversità di stile e della tecnica incisoria (martellina fine) sommata allo stato di consunzione fanno pensare a una fase più arcaica.
Sul culmine del sasso si trova una vaschetta naturale che reca solo piccole tracce di un intervento umano per meglio adattarla a formare un piccolo bacino. L’attenta analisi di tutto il complesso monumentale, inciso sul masso di arenaria, identifica almeno tre fasi incisorie cronologicamente diverse e la mancata sovrapposizione dei segni indica un probabile riadattamento del simbolismo.
Nel terreno circostante si nota la presenza, sia pure sporadica, di frammenti di tegole romane e di altri manufatti, forse contenitori. La roccia è situata sul dorso di un contrafforte della collina e sovrasta una ex casa colonica, a breve distanza da un noto santuario mariano, e a questo è collegata mediante una strada assai ben costruita ed oggi del tutto abbandonata. Lungo detta strada – risalente forse al XV-XVI secolo – si trovavano, disposti con cadenza regolare, dei “monti domini” (oggi rimossi) che un tempo sorreggevano probabilmente delle croci di legno.

La "mostruosa testa" incisa sul masso in una seconda fase, probabile riadattamento del simbolismo (foto G. Sani)
Al piano terra della casa vi sono due stanze attualmente adibite a cantina e magazzino. Nella parete di una di esse si trova una nicchia con concrezioni calcaree biancastre e dalla quale sgorga dell’acqua. Osservando il piano terra delle suddette stanze si nota che in origine la nicchia con la sorgente si trovava al centro di una stanza dal pavimento ben lastricato, oggi diviso fra i due vani e con al centro una vasca verso cui scorreva, mediante un canaletto, l’acqua della fonte.
Il proprietario riferisce di aver udito da alcuni anziani, ex contadini del circondario, che la roccia con il manufatto era un tempo nota come “Sasso del Regio” e rappresenterebbe “un santo eremita” o “un frate”, mentre la fonte all’interno della casa era ritenuta miracolosa poiché “frequentata soprattutto da donne” sino ad epoca recente “che si curavano gli occhi”. Il luogo era anche il punto focale di una processione religiosa. Che aveva luogo durante le “erogazioni” provenienti dal vicino santuario della Madonna delle Grazie.
È indubbio che la tipologia di questo manufatto (se pure unico nel suo genere), lo farebbe risalire ad epoca pre-cristiana e lo identificherebbe come “apparato liturgico”per officiare riti legati al culto delle acque e della fecondità, ma è altrettanto palese come la frequentazione ed il culto si siano protratti fino all’era moderna.
Vi sono chiare testimonianze ed indizi del protrarsi di queste frequentazioni non solo fino all’imposizione del culto della Madonna da parte delle locali autorità ecclesiastiche, nel XIV secolo, ma anche in epoca assai vicina a noi. Nell’alta valle dell’Amo, in Casentino, vi sono quattro santuari dedicati alla Madonna sopra siti di altrettante simili teofanie, avvenute fra il XIV e il XV secolo. E’ chiaro che questi “interventi della Madonna” siano accaduti posteriormente, allo scopo di porre termine allo spontaneo culto popolare pagano.
A mio parere, e a giudizio di vari esperti di arte rupestre, non esisterebbero altrove raffigurazioni analoghe; tuttavia è importante rilevare come, sempre in Toscana, a Massa Marittima, l’affresco delle “Fonti dell’Abbondanza” (opera pittorica risalente al XIII o XIV secolo e raffigurante esplicitamente un culto pagano delle acque e della fertilità) presenti forti analogie semantiche, se non anche figurative con quelle riscontrate nel Sasso del Regio.
Il contesto archeologico del Sasso del Regio è complesso e di non semplice interpretazione. Sul fianco del Monte Falterona (1658 m), ossia sul costone che precipita verso l’Arno a sud e ad ovest del Poggio Castellare (977 m), si trovano numerose rovine di abitazioni di epoca tardo romana e barbarica, sottoposte ad indagine archeologica ormai da un decennio. Gli scavi di sei di queste numerosissime abitazioni, hanno portato alla luce edifici monolocali con fondazioni di pietrame, elevati in terra battuta e copertura a tegole ed embrici ad incastro. Le case appartenevano evidentemente a pastori, che coltivavano anche una qualche varietà di cereali, ma che restavano soprattutto dediti alla pastorizia poiché i terreni arabili nella zona sono insignificanti. Le abitazioni, disposte in maniera caotica e distanti circa una decina di metri l’una dall’altra, avevano ciascuna una capanna adiacente di frasche e legname.
I reperti mobili ritrovati consistono in ceramiche di impasto, ziri ed anfore, attrezzi agricoli analoghi a quelli ancora in uso alcuni anni or sono nella stessa zona, e monete che datano dal 111 secolo d.C. inoltrato fino al VI secolo. La toponomastica della zona conserva un idronimo greco nel torrente adiacente al monumento (fosso della Baselica) e poco oltre anche un toponimo (Baserca).
La sommitа del Poggio Castellare, una prominenza del costone del Falterona che scende sino al castello guidigno di Porciano, è ricchissima di rovine non ancora indagate.
Nel corso del 2008 la commissione Terre Alte ha effettuato una conferenza -proiezione sul tema delle incisioni rupestri in Val di Lima a Bardalone, organizzata dalla sezione CAI di Maresca in stretta collaborazione con la locale Società di Mutuo Soccorso, inoltre ha organizzato una “serata” sui misteriosi simboli sulle rocce della Toscana che è stata tenuta nello stupendo scenario del Cenacolo degli Agostiniani a Empoli. Le due iniziative hanno visto un grande successo di pubblico, segno questo di una crescente attenzione per questo specifico settore archeologico.
(Articolo pubblicato nel Bollettino Sez. CAI Valdarno Inferiore “Giacomo Toni”, 2009)






E’ molto bello vedere e pensare che tanti anni fà , gli uomini credevano che facendo queste incisioni, parlassero con il loro DIO e credessero di essere accontentati in quello che volevano ………. Almeno prima credevano in qualcosa che anche se non era la realta’ ,ma almeno vivevano un po’ più nell’incoscienza ….. Ora credi……… ma in cosa credi ……… i preti vogliono farti credere solo quello che vogliono loro , i politici ti rigirano le cose come vogliono ma poi è sempre la stessa frittata … E’ un mondo e un modo di vivere che non rispetta quello che piacerebbe a me … ciao ragazzi
ombretta
ottobre 9th, 2009 al 10:15permalink
chiedo un’ovazione per Ombretta….
Giovanni
ottobre 9th, 2009 al 12:45permalink
mi associo a Giovanni!!!!!!
ciao Ombretta ti aspetto il 23
giancarlo
ottobre 9th, 2009 al 13:00permalink
….”ti aspetto il 23″…
….non si smentisce mai, tutte le occasioni sono buone per portare l’acqua al suo mulino e….potevo dirlo anche peggio…
Giovanni
ottobre 9th, 2009 al 17:07permalink
Invece ad Ombretta vorrei dire: “a me piace tanto la preistoria, mi ha sempre affascinato, perchè non scappiamo io e te da soli ed andiamo a vivere nella preistoria?”
Giovanni
ottobre 9th, 2009 al 17:11permalink
si! si Giovanni,magari vacci anche da solo,sono convinto che sarebbe un’esperienza piacevole per tutti…ciao Ombretta.
andrea
ottobre 12th, 2009 al 01:06permalink
Giovanni mi dispiace per la morte del tuo amico…era comunque uno che le amava le Apuane.
andrea
ottobre 13th, 2009 al 00:25permalink
Il ritrovamento del cosidetto sasso del Regio è stato fatto da Giovanni Caselli e dal sottoscritto dopo la segnalazione fattaci dal proprietario del terreno addirittura nel 2006 e le notizie sul culto delle acque e di natura storica sono state trattate e dibattute dallo stesso Caselli in diverse occasioni e sedi.Quindi chi si attribuisce qualsivoglia merito in proposito si rende colpevole di un vero e proprio furto di natura intellettuale.
Alessandro Lenuzza
aprile 17th, 2010 al 19:53permalink
Non so chi sia stato il primo a vedere il sasso del Regio :io ti posso dire che nel 2005 ci sono stato più volte proprio con Giovanni Caselli rispondendo a un suo appello su Archeologia Viva. Tra l’altro
in una di queste visite ho scoperto le due figure antropomorfe .
La collaborazione con Giovanni è continuata con esplorazioni in altre zone e alla grotta del Tesoro. Io e Caselli abbiamo scritto un ‘articolo pubblicato sul sito del Dipartimento Valcamonica arte rupestre e da cui ho tratto l”ampia sintesi che vedi. Non capisco la ragione del tuo commento. Infine mi sembra di conoscerti se non sbaglio c’eri anche tu in alcune di quelle escursioni e ci sono stati ottimi rapporti.Mi sbaglio? ciao Giancarlo
giancarlo
giugno 28th, 2010 al 19:56permalink